Perché Scrivi?
Un respiro alla volta, un passo dietro l’altro
La domanda che attraversa la mia vita, da parte a parte; la taglia in fettine morbide, multistrato, e ogni spicchio ha un ripieno diverso, una volte dolce, un’altra amaro. Nessuno è quello definitivo. Eppure continuo a interrogarmi, è indispensabile.
E tu?
Ho ripescato le ragioni che mi hanno portata qui: messaggi in bottiglia affidati all’oceano dopo un naufragio. L’ennesima deviazione dalla rotta interiore… qualcuno direbbe che non esistono deviazioni: “è tutto scritto nelle stelle”.
Ti ho raccontato di aver iniziato bambina: avevo bisogno di trovare le parole, spiegare a me stessa il mondo, prendere appunti sulle vite degli altri e capire in cosa fossi tanto diversa. Avevo necessità di tradurre gli spettri che mi abitavano la mente. Trovare sfogo senza vivere sensi di colpa.
Volevo essere amata, da mio padre prima di tutto.
Essere vista, protetta invece che punita per ogni minima cosa, sentirmi speciale.
Avevo bisogno di valere la pena, il sacrificio, la scelta.
Volevo essere brava, dimostrarlo a me stessa. Ma ho fallito.
Volevo vendicarmi per le umiliazioni subite, per avermi fatta sentire invisibile, brutta, matta, ingenua… Prendermi la rivincita per ogni cattiveria, parola offensiva, urla ingiustificate, pietre e lattine vuote che mi sono arrivate alle spalle - storia vera. Per quegli illustrissimi insegnanti - sia alle medie che al liceo - che mi hanno messa in ridicolo davanti ai compagni di classe.
Per tutte le amiche-nemiche e gli omini-omuncoli.
Ad un certo punto ho scritto perché dovevo “diventare qualcuno” e sbattere in faccia a tutti il mio valore, dimostrare che si sbagliavano, ero meglio di come volevano farmi sentire. E cagargli addosso la merda che mi avevano fatto ingoiare.
C’ero quasi riuscita, ma ho perso.
Quelli che mi hanno bullizzata si sono “sistemati”, timbrando i famosi “cartellini sociali”: un lavoro a tempo indeterminato, una famiglia, una casa… ciò che ho sempre desiderato anche per me.
Alcuni di loro portano i figli a crescere nello stesso cortile dove mi hanno reso l’adolescenza impossibile.
Ma ti prego non dirmi “magari hanno tutto ma non sono felici”.
Se gli chiedessi di fare a cambio con la mia vita, credimi, ti sputerebbero in faccia
Io Scrivo
Perché il giorno che smetto sono morta.
Scrivo soprattutto nei miei journals: un atto di cura e amore verso me stessa, l’unica che sa, è scesa nei fondali più oscuri e ne è risalita.
Sono Kintsugi
Mi parlo e ascolto. Un respiro alla volta, un passo dietro l’altro.
Capisco quando non mi basto, è il momento di chiedere aiuto, esprimere le mie necessità.
Sono la madre, il padre e la bambina.
Il dialogo è costante, imprescindibile, con il passato e il presente.
Di doman non v'è certezza
Inevitabili le riflessioni sui cambiamenti sociali e politici, le sofferenze e le ingiustizie che ci riguardano tutti.
E allo stesso tempo scrivo per gettare l’ancora e non finire alla deriva della moltitudine, nel moltiplicarsi delle frange e delle rotture, alla ricerca della strada giusta o meglio delle strade possibili.
Attraversare il dolore e la paura, attraversare sempre nonostante tutto.
Non c’è altra condizione al vivere.
Imparare a riconoscersi nei mutamenti, oltre la mera sopravvivenza, altrimenti arida e senza possibilità di luce e immaginazione. Rinascere a dispetto di ogni domanda senza risposta o di ogni lacerante risposta a domanda muta.




Un articolo molto sentito e carico di emozione. Mi permetto solo di dire che sì, scrivere fa bene, condividere fa bene, ma forse, ogni tanto, potremmo anche ridimensionare l’importanza che diamo a questo gesto, che è vitale, sì, ma semplicemente perché è umano. Sentire questa spinta come unica e personale è comprensibile, ed è giusto così, ma sapere che non lo è davvero può essere sorprendentemente confortante. Bella condivisione.
In estrema sintesi, io scrivo perché questa è la maniera con la quale lotto con me stesso e con il mondo. Non è una cosa che mi fa stare bene o che mi dà conforto; è un po' come una scalata in montagna, dove il senso di appagamento arriva solo alla fine di una enorme fatica, e non sempre arriva.
Mi piace anche distinguere tra la scrittura e la musica. Il mio autentico svago, ciò che mi dà sollievo è suonare la chitarra, anche solo per conto mio in una stanza. La scrittura invece è una specie di battaglia.